Avengers: Endgame analisi generale

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Avengers:Endgame – Uno sguardo al futuro di Avengers

Circa centodiciotto anni fa, un ancora sconosciuto Edvard Munch consegnava alla Storia il famigerato Urlo: il ritratto del genere umano sconvolto dalla fine del diciannovesimo secolo e dall’ignoto che si stagliava subito oltre le porte del ventesimo. La stessa sensazione attanaglia ora la maggior parte dei fan del Marvel Cinematic Universe.

Questo perché dopo gli eventi di Avengers:Endgame l’organico degli Avengers ha subito numerose modifiche: dei sei eroi originali perdiamo, in primis, Tony e Natasha, che hanno sacrificato le loro vite per l’umanità. Dopo i funerali dei due appena citati, Rogers ha stabilito il record di velocità nel raggiungere l’età pensionabile – altro che quota cento – e il suo status di combattente è paragonabile a quelli del filantropo e della vedova nera. Klint sembra poi essersi trasformato definitivamente da Occhio di Falco a istruttore di tiro con l’arco dilettantistico per la figlia. Rimangono incerti il futuro di Hulk, che si dividerà tra ricerca scientifica e vendita di merchandising, e quello di Thor, il quale sembra a tutti gli effetti sulla via per unirsi ai Guardiani della Galassia.

Focus su Avengers:Endgame

Avengers: Endgame segna di fatto un anno-zero per i supereroi Marvel dove la prima generazione cede il passo, ma la terra non rimane comunque sguarnita. Negli ultimi anni, infatti, ci sono stati presentati quelli che saranno, con tutta probabilità, gli Avengers del futuro.
In primis, come lasciano intendere i primi trailer del nuovo stand alone Far From Home, Spider-Man raccoglierà l’eredità del proprio padre spirituale Tony Stark – assieme ad Ant-Man probabilmente – mentre Falcon, per la gioia dell’uomo chiamato Donald, avrà l’onere ma soprattutto l’onore di portare i gradi… va beh facciamo tuta e scudo, di nuovo Captain America.

Il trailer di “Spider-Man: Far From Home”

A questi si aggiungono poi i redivivi T’challa e Doctor Strange assieme a Captain Marvel con Wanda in rappresentanza del gentil sesso. A Bucky Barnes, sulle cui cronache è in programma una serie tv in coabitazione con l’ormai ex Falcon, andrà invece il ruolo di instabile del gruppo, in una certa forma l’erede di Hulk – quello vero -.
Di certo non rimarremo sguarniti nel futuro prossimo, ma il ventiduesimo film della saga sembra darci anche garanzie ancor più a lungo termine: impossibile non notare l’abilità della già citata figlia di Klint con l’arco in mano, sicura erede del padre; mentre la presenza del giovane Harley – il piccolo aiutante di Iron Man nel terzo stand alone – al funerale di Tony sa molto di investitura.

Infine chissà che in quel passato alternativo il congiungimento tra Steve e Peggy non abbia generato un figlio che possa, in un futuro lontano lontano, riportare lo scudo di vibranio sul braccio di un Rogers.
In conclusione, nemici di tutto l’universo preparatevi: non ci troverete impreparati e, dall’altra parte, di certo noi fan non abbiamo di che preoccuparci rispetto a questa più che mai passeggera malattia di fine secolo.

Avengers Endgame Analisi

Una classifica “quasi seria” – I migliori 3

1) Iron man

Piaccia o no il filantropo è il vero protagonista delle prime tre fasi del MCU e in particolare degli ultimi due kolossal. Ironia della sorte, la linea narrativa dei film ripercorre quello che, a detta degli stessi colleghi, è stato il ruolo dell’attore all’interno del cast: una guida per tutti. La dinamicità del personaggio nella saga in generale e in Endgame in particolare è costruita e interpretata magistralmente. Al contrario, qualcun altro di cui parleremo dopo non ha avuto lo stesso effetto.  Un Robert Downey Junior in versione Oscar mette in luce i tratti più umani dell’eroe inorganico per definizione: indimenticabile.

2) Klint


Come Michael Jordan negli anni ‘90 si prende una pausa – Infinity War – per tornare più forte di prima: ruolo recitato magistralmente in ogni sua parte. Ha l’onere e l’onore di aprire il film: ottima la prima scena, apprezzabile anche la versione oscura del suo personaggio. La punta di diamante del “valzer” di trame e di spade eseguito in coppia con la Rossa più famosa dell’ultimo decennio di cinema è straordinaria. Infatti, unisce una citazione al primo Avengers – e forse a qualcosa di più antico ancora – e il riassunto della bellissima storia tra i due personaggi. Il risultato? Ne esce la scena più intima del film: se non avete pianto qui non è che non vi piace l’MCU, non vi piace la vita. Dieci pieno con lode: se va davvero in pensione merita una lauta buona uscita.

3) Natasha


Il personaggio è costruito in maniera corretta e coerente sia con i film precedenti sia con gli eventi più recenti. Ottima anche la trovata della ricrescita dei capelli; al resto ci pensa il talento cristallino della Johansson – pound per pound forse la più dotata del cast – ad emozionare lo spettatore. Natasha compare più o meno per tutta la durata del film, regalando emozioni forti e mai contrastanti. Per la scena del sacrificio vale lo stesso discorso fatto per Klint: un “finale” – nell’MCU non si piò dire mai – degno e giusto per una delle certezze di questa saga. Bellissima e bravissima… dobbiamo già lasciarci? Certo che no c’è lo stand alone.

Medaglia di legno

Infine, pur non salendo sul podio, merita una menzione d’onore Nebula. Personaggio difficile da interpretare, dato il rischio di confondere le idee degli spettatori con il doppio personaggio. Entra in punta di piedi in ciò che rimane del team dopo Infinity War e offre un contributo decisivo alla causa. Sicuramente la migliore tra i Guardiani della Galassia.

Un’altra classifica quasi seria – I peggiori 3

1) Thor

Per essere chiari: essere un obeso rozzo e maleodorante che passa la sua vita a contare i puntini del vetro nei fondi delle bottiglie di Beck’s non fa di te un “figo”. Soprattutto se consideriamo il fatto che per i primi dieci minuti di film eri palesemente l’eroe più desiderato dal pubblico femminile – per la verità anche da quello maschile omosessuale, non discriminiamo nessuno – e non certo per il tuo ardore nel brandire il martello. Non regge la motivazione dei registi di “mostrare l’umanità del personaggio” per giustificare un crimine verso la parola “dio”. Le possibilità per esplicitare la sua componente umana in maniera più profonda ed elegante erano molteplici – si veda il miliardario playboy filantropo -. Uno scempio per due ore e mezza, ma armatura fulmini e giocare al lancio del frisbee con Captain America salvano la situazione nel finale.

2) Captain Marvel

Io non mi spiego perché ti abbiano creata, perché tu esista, perché tu sia qui proprio adesso e soprattutto che ruolo tu abbia in questo stramaledetto film! Chiariamo una cosa: si tratta palesemente di una mossa pubblicitaria da parte degli autori per cavalcare il vento del femminismo che soffia – e menomale – in tutto il mondo. L’apporto in termini di trama è praticamente nullo, la coerenza del personaggio è incerta: perché dovresti “coprire milioni di pianeti” se da questa battaglia dipende l’esito della metà di quelli? Ne esce un ridimensionamento generale di tutti gli altri eroi e un distaccamento dall’atmosfera dell’epica battaglia finale.

Dal punto di vista critico il personaggio è senza spina dorsale, fuoriesce completamente dalla linea di dinamicità morale – tracciata nel corso dell’intera saga – che caratterizza tutti gli altri personaggi, mostrando la stessa profondità d’animo di Bortolo nei Promessi Sposi – Sì, è naturale che non ve lo ricordiate -. Più incazzato di me per questo personaggio c’è solo Donald Trump.

3) Hulk

Si dice che l’amore faccia miracoli, beh, in Avengers Endgame ha fatto un disastro. Va bene che negli anni si matura e si impara a controllare gli istinti della parte più dionisiaca dell’animo. Ok che ti sei innamorato di Natasha e se lei dice che il sole sta calando ti cala tutto – tranne una cosa-. Va bene che i fumetti rivendicano la loro esistenza – ma neanche i fan delle bandes dessinées mi sembrano tanto entusiasti del cambiamento –. Va bene che sei stato per la prima volta nello spazio per finire su un pianeta di cui non mi ricordo, e soprattutto non voglio ricordarmi il nome, ma tu non sei Hulk!

Avengers Endgame Analisi

Fin da quando ti ho conosciuto dovevi spaccare il mondo e mi piacevi così, era la tua occasione per chiudere – si dopo questa abbiamo chiuso: non ti voglio più vedere – in bellezza, per essere il più forte nella battaglia dei più forti e tu cosa fai? I selfie con i bambini: ma stai scherzando? Tre trasformazioni fa te li saresti mangiati quei marmocchi!
In sintesi: come Thor rappresenta la parte peggiore dell’umanizzazione dei personaggi. Specialmente in Avengers:Endgame non convince.

Menzione di “disonore


Qualcuno mi può spiegare perché Bucky Barnes quando si cimenta contro uno qualunque degli Avengers sembra essere uno dei combattenti più forti e abili della Galassia, sfruttando sia il suo corpo da soldato d’inverno, sia il suo braccio metallico, sia la sua estrema padronanza delle armi; mentre quando si trova a lottare per la sopravvivenza del genere umano si limita a sparare con un inutile fucile militare, neanche in vibranio, che non scalfirebbe neppure la più flebile delle corazze nemiche? Bucky sei uno dei miei preferiti, davvero, ma contribuisci un minimo di più alla causa.

Così lontani, così vicini: un’inedita analisi della saga

Credo che queste lacrime abbiano radici lontane: correva l’anno 2008 quando, con ancora i denti da latte, uscivo dal cinema della mia cittadina gridando per la prima volta – e non sarebbe stata l’ultima – “Io sono Iron Man!”. Oggi – che mi permetto di portare una barba che ricorda quella di Cap in Infinity War – ancora ripeto la stessa frase quando passo un esame all’università. Allora qualcosa di più c’è davvero: non sto parlando del solo fatto che questi ragazzi mi hanno accompagnato per grossomodo tutta la mia vita sino ad ora, ma anche del fatto che forse non sono così lontani da noi comuni mortali.

Passate sul canale di “ILRidoppiatore” per un riassuntone della saga Avengers!

Ciò che infatti contraddistingue gli Avengers fin dai loro esordi cinematografici in particolare – ma anche in Avengers:Endgame -, non è tanto l’aspetto eroico quanto la loro dimensione umana. Così la fame di notorietà fa pronunciare a Stark la già citata frase davanti ai giornalisti del mondo intero, così lo stesso Bunner si sente minacciato dalla sua controparte bipolare verde e Klint ci ricorda che anche il più implacabile cavaliere ha una famiglia da qualche parte nel mondo che sta proteggendo, famiglia cui è disposto a ritirarsi prima della grande battaglia di Infinity War.


Arriviamo così ad una delle scene conclusive del ventunesimo capitolo in cui Quill Starlord, nel momento forse più eroico della sua esistenza, si ricorda di essere tremendamente umano e, preso dal dolore per la perdita di Gamora, impazzisce e causa di fatto la sconfitta dell’umanità. È uno dei momenti più significativi della storia: gli Avengers ci mostrano il loro lato umano, ed è proprio questa parte del loro animo a tradirli. Tuttavia è proprio grazie a questo tradimento che i nostri eroi sbarcano al di qua dello schermo e, come in una commedia di Pirandello, gli spettatori si avvicinano ai personaggi, proprio quando questi sono all’apice della loro…. sconfitta.

Il significato di “Avengers”

Del resto, come in ogni grande opera letteraria, siamo in grado di comprendere davvero il titolo solo all’ultima pagina: dopo che il cerchio si è chiuso possiamo finalmente dare uno sguardo alla copertina e capire il perché siano stati chiamati “Avengers” cioè “Vendicatori” e non semplicemente “Super Eroi”. Perché non c’è mai stato garantito che fossero perfetti, che fossero dei paladini senza macchia. Non ci è mai stato detto che avrebbero vinto ogni battaglia. Gli Avengers falliscono, perdono e sbagliano come ognuno di noi. Dall’inizio del primo “The Avengers” dove la loro diffidenza e l’ego proprio di ogni singolo prevale sugli interessi comuni, sino ad arrivare al momento in cui lo schiocco di Thanos li condanna ad una sconfitta dalle proporzioni inedite per un film dove “alla fine vincono sempre i buoni”.

Avengers Endgame Analisi

Se non possiamo difendere la Terra sta pur certo che la vendicheremo!

Torna così alla  mente un’altra frase celeberrima di Tony: “Se non possiamo difendere la Terra sta pur certo che la vendicheremo” – The Avengers – che in un certo senso anticipa i fatti di Infinity War. In particolar modo anticipa anche i fatti di Endgame dove ,finalmente, la storia concede una seconda chance alla “brigata degli sconfitti” che completa la sua vendetta. Questa vittoria ci ricorda ancora una volta che, vista la nostra attitudine al fallimento, solo unendo le forze possiamo cambiare le sorti della Storia.
La scena che racchiude al meglio questi concetti è sicuramente quella in cui vediamo contrapposti Thanos e Iron Man alla conclusione della battaglia finale.

Avengers:Endgame – La “fine dei giochi”

In particolare, Thanos pronuncia la ormai nota frase “Io sono ineluttabile”: il concetto di ineluttabilità lo colloca per definizione in contrapposizione rispetto alla natura degli Avengers. Thanos, il cui nome indica la morte – cioè la negazione della vita dell’uomo – nella lingua degli antichi Greci rappresenta l’ideale di bilanciata perfezione. Perfezione che l’uomo non riucirà mai a raggiungere e per questo è costretto a combattere. La ricerca del bilanciamento perfetto della vita passa quindi attraverso la morte della vita medesima e questo concetto rende sia il piano contraddittorio, sia il suo ideatore la nemesi perfetta per gli Avengers.

Avengers Endgame Analisi

Ora, invece, pensate al Tony Stark senza maschera. Nonostante non sia più nella veste dell’eroe – non esteticamente, almeno – decreta la vittoria degli Avengers con la frase “Io sono Iron Man”. La frase è però da intendersi come “Iron Man sono io” ovvero come la rivendicazione della sua posizione di essere umano, imperfetto al punto di dover morire per salvare l’umanità. Una vittoria nel mondo che sancisce la vittoria dell’imperfezione sulla perfezione, dell’umano sull’ineluttabile, degli Avengers su Thanos, di noi comuni mortali sull’immortalità.